Questo giorno, 16 novembre 2025 è stato il giorno più bello e significativo dell’anno per la fraternità: giorno delle Professioni. Iniziato con l’incontro in sede, proseguito con la santa messa in Basilica durante la quale due sorelle Annamaria Prevedello e Barbara Tufano hanno emesso la Professione. Giovanna Ometto è invece passata dalla fase Iniziandi a quella degli Ammessi.
Fra Massimiliano Patassini - Assistente della Fraternità - ha messo in rilievo l’importanza di questo momento solenne. Ha sottolineato che questo è l’incontro col Signore attraverso la chiamata alla vocazione ofs; e il Signore continua ad accompagnare la fraternità e nella liturgia ci ascolta. Il rito delle Professioni è un momento solenne, noi lo percepiamo come uno spartiacque nella nostra vita, come punto di partenza, ma anche d’arrivo E’ importante la presenza del Signore che non ci abbandona mai.
L’incontro di fraternità è stato introdotto da Gabriele, Ministro di fraternità, con alcune riflessioni circa il cammino francescano per arrivare alla Professione, la quale è una grazia, è un dono del Signore, è un legame continuo col Padre, e si realizza nel rapporto con i fratelli!
L’aspetto del dono ci rende anche più leggeri quando sentiamo un peso, ci sono tante spalle su cui appoggiarsi e sapere di esser un sostegno per l’uno per l’altro Avere un “bene” oppure offrirlo per quello che ogni fratello può donare nella sua diversità. Quindi la fraternità è una risorsa!
Gesù dice così nel vangelo di oggi: ”Nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto con la vostra perseveranza, salverete la vostra vita.” (Lc 21,5-19) I nostri successi, progetti non sono destinati a durare per sempre, ma dietro questa grande speranza, c’è Gesù - afferma nell’omelia fra Massimiliano.
Santa Elisabetta d’Ungheria, nostra Patrona, contemporanea di san Francesco, è l’esempio luminoso di questa certezza, costanza e perseveranza, con una forte sensibilità religiosa, anche se era una regina con tutti gli agi e sicurezze; è rimasta vedova a 24 anni con tre figli trovando - dopo la morte di suo marito - la forza di alzarsi e vivere per i poveri e ammalati, affascinata dalla fede e fama di san Francesco. Ha dedicato tutta la sua vita, sacrificando la sua dote reale, ai poveri e agli ammalati, aprendo e costruendo ospedali per chi aveva bisogno. Le sue opere non sono “belle pietre” che durano in eterno, ma partono dal suo “presente”, di dolori e gioie! Santa Elisabetta quindi è un esempio, segno di speranza e di forza anche nel nostro ”presente” convulso altrettanto carico di bisogni e di speranze!
La nostra giornata particolare è terminata in refettorio, ospiti dei frati del Convento del Santo, e noi felici dell’accoglienza.
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