Il nostro Consigliere regionale Gian Battista Melini ha partecipato all'iniziativa del Movimento Europeo di Azione Nonviolenta insieme ad un altro piccolo gruppo fraterno di professi OFS d'Italia guidati dal Consigliere nazionale Alberto Petracca (che i più ricordano presente al nostro Capitolo regionale di maggio 2025). -- aggiornamento 12 ottobre: intervista su TelePace: --
“Osare la speranza” dal 1 al 5 ottobre 2025 - Tra i 110 attivisti del MEAN (Movimento Europeo di Azione Nonviolenta) anche l’OFS ha partecipato al Giubileo della Speranza in Ucraina.
Vi siete mai chiesti perché, ad una certo punto della sua vocazione, S.Francesco decida di compiere certi gesti “assurdi” come: annunciare e portare la pace anche in Paesi in guerra?
“Andate, carissimi, a due a due per le varie parti del mondo e annunciate agli uomini la pace” (Vita Prima di Tommaso da Celano, cap. XII : FF 366).
Appena saputo di aver aderito all’iniziativa di andare in Ucraina, attualmente in guerra, sono stato preso per “pazzo”. Ebbene sì, ma non ero l’unico “folle”. Sono convinto che se si sogna da soli, è solo un sogno; ma se si sogna insieme, è già una realtà che inizia a compiersi.
Con altri tre fratelli e una sorella dell’OFS ci siamo uniti a questo ambizioso progetto, spinti dal fuoco dello Spirito Santo e dalla necessità di agire concretamente, osando anche di essere presi per “folli”.
Tra i vari appuntamenti c’è stato l’incontro con il Rettore dell'Università Beketov, nella città di Kharkiv, il Prof. Ihor Biletsky, il quale ci ha accolti con queste parole: “Mi sono chiesto perché siete venuti in questa città così vicina al fronte di guerra mettendo a rischio la vostra vita. La guerra è un male assoluto. Distrugge tutto. Distrugge le case, le vite ma anche le anime e le idee. Tutto. Ma c'è una cosa più brutta della guerra ed è l'indifferenza. Voi ricordate a noi che esiste un mondo che non è rimasto indifferente e la vostra presenza ci fa sperare che possiamo vincere questo male che è la guerra. È facile giudicare e dare consigli rimanendo comodi nelle proprie case. Più difficile venire qua per chiedere la pace a Dio. E anche questa vostra preghiera è un atto di eroismo”.
Noi non ci siamo sentiti eroi perché la nostra vicinanza e solidarietà al popolo ucraino è stata una restituzione di ciò che anche noi abbiamo ricevuto a nostra volta quando eravamo nella necessità di riavere la pace, una pace necessaria di libertà di agire con indipendenza territoriale, economica, culturale e spirituale.
L’essere fisicamente lì, come “corpi civili di pace”, ascoltare e progettare la pace è stato il nostro desiderio di ricercare soluzioni alternative all’uso della forza militare per la risoluzione del conflitto.
L’incontro con le Istituzioni ucraine (sindaci, amministratori, imprenditori…) si è concretizzato nel sostegno ai processi di democratizzazione, di mediazione e di riconciliazione; al sostegno alle capacità operative e tecniche della società civile locale, anche tramite l’attivazione di reti tra persone, organizzazioni e istituzioni; al monitoraggio del rispetto dei diritti umani e del diritto umanitario; alle attività umanitarie, inclusi il sostegno a profughi, sfollati e migranti, il reinserimento sociale degli ex-combattenti, la facilitazione dei rapporti tra le comunità residenti e i profughi, sfollati e migranti giunti nel medesimo territorio; all'educazione alla pace; al sostegno alla popolazione civile che fronteggia emergenze ambientali, nella prevenzione e gestione dei conflitti generati da tali emergenze.
Da parte nostra non è mancata la preghiera celebrando il passaggio della Porta Santa della Cattedrale Cattolica di Kyiv e dove Visvaldas Kulbokas, Nunzio Apostolico in Ucraina ci ha ribadito che: “La guerra non si risolve con mezzi politici né tanto meno con i mezzi militari. Ci vuole un’idea. E voi, uomini e donne che venite dall’Italia, non siete una realtà tra tante. Siete una forza di umanità. I politici restano nei loro paradigmi. La pace è una sfida che si pone a tutti noi. E questo vale per tutte le guerre. Se lasciamo la questione della guerra e della pace ai politici facciamo fatica a trovare proposte concrete. Fin dall’inizio ho sostenuto questa vostra iniziativa di un Giubileo della Speranza perché è un modo di fare pellegrinaggio umano e di prendere nelle nostre mani le redini della storia. Siamo in un posto simbolico. Preghiamo non soltanto per gli ucraini caduti ma anche per i soldati russi e per tutte le vittime di tutte le guerre".
Particolarmente toccante è stata la testimonianza di alcune donne, nella Cattedrale di Sant’Alessandro a Kyiv , dove Alyona Horova, la Presidente dell’Istituto per la pace e la comprensione, con grande competenza e passione, si sta impegnando per la mediazione umanitaria, per la “giustizia riparativa”, per prevenire e denunciare la corruzione, avendo cura delle persone, delle comunità e delle relazioni nel tentativo di custodire e costruire il Paese che dovrà uscire dalla guerra.
Che forte testimonianza di resilienza costruttiva!
Un altro segno di speranza ce l’hanno testimoniato gli Scout e le Guide ucraine che, nella diversità delle loro esperienze, continuano a coinvolgere i bambini, le bambine, i ragazzi e le ragazze attraverso attività educative che rendono i più giovani protagonisti della loro vita e non solamente vittime di una situazione più grande di loro.
Infine, l’esperienza per me più toccante, è stata la preghiera interreligiosa presso il cimitero di Kharkiv. “Pace” è una parola che ritorna, anche in una terra «bagnata di sangue e dove noi combattiamo per vivere». Lo ha detto Pavlo Honcharuk, il vescovo di Kharkiv-Zaporizhzhia; «Ogni città in Ucraina ha un cimitero simile dove sono seppelliti i soldati».
Davanti a noi c’è solo una distesa di bandiere gialle e blu. L’occhio non può vedere oltre, solo la preghiera silenziosa e la posa di un fiore sulla tomba di un “difensore”.
La nostra presenza francescana in Ucraina oggi, forse è servita per costruire relazioni di fraternità con altri uomini e donne che non hanno rinunciato a sperare e ad impegnarsi per una realtà diversa da quella della guerra. Siamo andati in missione di pace, percorrendo circa 5000 Km in 5 giorni, tra aereo, treno e autobus, perché crediamo nella pace, quella pace che solo Gesù Cristo sa dare ai nostri cuori affinché si convincano che siamo tutti fratelli e sorelle di un unico Padre Celeste.
Un grazie di cuore ai miei fratelli e sorella OFS per esserci sentiti in missione di pace sulle orme di S.Francesco: Alberto Petracca (Potenza), Mariano Alliegro (Padula, Salerno), Giacinto Popolizio (Altamura, Bari) e Paulette Jabbour (Gorizia).
Gian Battista Melini (Verona)
aggiornamento 12 ottobre:
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