Riceviamo e pubblichiamo volentieri una testimonianza di come un'opera francescana abbia saputo parlare al cuore di una sorella oggi francescana secolare e introdurla poco alla volta ala Carisma francescano che ora abbraccia nell'OFS.
È stato al Villaggio sant'Antonio di Noventa Padovana dove per la prima volta ho avuto tra le mani un tomo delle Fonti Francescane: ero incuriosita ed attratta da quanto leggevo perché sentivo come se stessi sfogliando le rivoluzionarie vite di San Francesco e Santa Chiara proprio mentre sperimentavo dal vivo la realtà ispirata da sant'Antonio di Padova: eh sì!
È così che è iniziato il mio amore per il francescanesimo, partendo dai frati minori conventuali di Padova per approdare anni dopo dai frati cappuccini di Rovigo, unificando in tal modo due dimensioni del carisma di San Francesco e imparando a conoscere due pilastri portanti tra gli Ordini religiosi che da Francesco hanno preso avvio, insieme all'esperienza di sant'Antonio.
Proprio così! E provare a raccontare oggi della mia esperienza in quel luogo è come un voler rivivere nel presente - ma con parole nuove - emozioni sedimentate ormai da molto tempo dentro la mia mente. Ma - come l'etimologia della parola stessa suggerisce - ricordare è un riportare nuovamente al cuore quanto in quei giorni, mesi o anni lontani si è vissuto.
Ebbene, c'è un ricordo ricorrente che spesso mi fa rinnovare emozioni che nell'intimo conservano ancora la forza per propagarsi all'esterno. perché da quelle prime emozioni ricevute sono scaturite energie che ancora hanno la capacità di orientarmi e di darmi forza.
Sto alludendo proprio al luogo grazie al quale sono cresciuta spiritualmente ed umanamente. E questo spazio fisico è proprio il Villaggio Sant'Antonio dentro il quale - negli anni che lì vi ho trascorso - ho sviluppato il piacere per la ricerca del buono e del bello che mi circonda, unito ad un desiderio di crescita verticale che continua a spingermi nelle profondità dell'anima per scoprire quell'Immagine alla quale tutti noi dovremmo assomigliare, non per omologazione passiva che non sarebbe veritier, ma per libera ed unificante evoluzione spirituale.
È una dinamica sequenziale quella che attiviamo quando facciamo riemergere i nostri ricordi perché rientriamo in essi e questo significa che le realtà che abbiamo vissute anche quando sembrano già concluse nel tempo non diventano statiche, in quanto il presente può sempre riscriverle con le parole nuove che fedeli al ricordo sapremo pronunciare.
Il Villaggio è stato per me una sorta di campo mistico, ma penso che in una qualche misura lo sia per tutti quelli che di lì sono passati e anche oggi vi passano.
È un luogo dove frati guardiani premurosi innamorati del Vangelo mettono a dimora dei semini, forse in attesa che germoglino nel tempo opportuno.
Ho conosciuto molti volti che al Villaggio si sono susseguiti e che sono passati dentro di esso. Tutti questi con una tensione verso un bene superiore da realizzare. Tante vite generose hanno fatto sbocciare con dovizia i semini lì ricevuti, ponendo i loro talenti di vite generose al servizio dei più “piccoli” perché ancorate nella Buona Novella: talvolta forse anche senza averne una piena consapevolezza, hanno saputo farsi dono per il prossimo.
Potrei citare alcuni nomi di ieri e di oggi: padre Ottavio, padre Danilo, fra Giancarlo, fra Francesco, padre Andrea e anche tanti generosi laici che - condividendo la missione educativa e di cura del Villaggio - hanno donato e ancora sanno donare del loro prezioso tempo perché il V.S.A. continui ad essere quel punto di luce e di orientamento dei valori cristiani, anche in questi nostri tempi così incerti e disorientati come sono quelli in cui stiamo vivendo.
Da settant'anni a questa parte il Villaggio non ha mai cessato di spargere il Vangelo nel mondo con bontà, con arte e creatività evangelica. Tutt'ora è tangibile e vera e - aggiungerei - anche affascinante la sua opera: perché nessuno che sia passato o vissuto per un certo tempo dentro il Villaggio Sant'Antonio può dire di non essere stato impressionato e beneficato dalla Carità applicata generosamente alla vita che al Villaggio ha trovato e sperimentato.
Pace e bene a tutti!
Rosanna
Il Villaggio S.Antonio nasce a Noventa Padovana (PD) nel 1955 per volontà dei Frati minori conventuali della Basilica del Santo, quando la passione per la cura dei “piccoli”, attinta dallo spirito di fraternità e minorità di San Francesco d’Assisi e dall’attenzione per i poveri di S.Antonio di Padova, si concretizza nell’accoglienza insieme alle Suore Francescane Missionarie di Assisi dei numerosi orfani presenti nel territorio padovano.
Con il passare del tempo e il mutare delle necessità sociali, grazie anche alla generosità di numerosi benefattori, il Villaggio S. Antonio si apre alle persone con disabilità, dando vita nel 1985 al primo centro diurno e l’anno successivo alla prima comunità alloggio.
Oggi il Villaggio S. Antonio è un ente senza scopo di lucro, la cui Direzione, a partire da dicembre 2017, è passata in mani laiche.
Nonostante tale cambiamento, la gestione continua ad essere in stretta sinergia con la comunità dei frati e delle suore, da sempre operanti in questa importante opera della carità antoniana.
La struttura è immersa in un ampio e ben curato parco secolare, attrezzato per le attività ludico-motorie e di svago e idoneo per lo svolgimento di passeggiate in tutta tranquillità.
I locali recentemente ristrutturati sono ampi, luminosi e accoglienti; grazie alle nuove tecnologie e strumentazioni sono dotati di ogni comfort e sono in grado di garantire l’assistenza più appropriata alle necessità del singolo utente.
Sono presenti spazi per attività motorie e ludiche, laboratori, sale da pranzo, una capiente sala per le conferenze utilizzata anche in occasione di eventi ricreativi, una grande palestra attrezzata, una cappella per il culto.