Sabato 13 dicembre 2025 le fraternità OFS della zona di Thiene, Schio, Bassano del Grappa, Cittadella, Asolo e Grantorto si sono riunite presso il Santuario della Madonna dell’Olmo a Thiene (VI) nella sala del Patronato per il consueto incontro periodico di spiritualità.
L’incontro è stato presieduto da padre Lanfranco Larizza, assistente OFS di zona e dalla sorella Giuliana Battaglia, consigliera regionale OFS.
Il mattino alle ore 9:00 è iniziata l’accoglienza; con alcuni fratelli abbiamo atteso fuori dalla sala del Patronato, nel piazzale antistante il Santuario, per dare indicazioni sul luogo del ritrovo.
Abbiamo iniziato un breve colloquio spontaneo fra i presenti del momento, sulle problematiche contemporanee e le questioni geopolitiche oggetto della recente cronaca internazionale, le guerre in corso con il clima di violenza e contrapposizione che questi eventi creano, il calo demografico e la crisi di vocazioni nella Chiesa, il futuro delle nostre fraternità francescane secolari, la crisi di valori nel mondo contemporanee.
Prima di entrare in sala per iniziare la riunione Raffaele, un fratello simpatizzante, ripropone la domanda posta da Gesù nel Vangelo di Luca 18,8: “Ma il figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra ?”. E’ una domanda per certi versi inquietante, proprio perché posta da Gesù, che mi rimarrà impressa nella mente durante tutto l’incontro.
La riunione è iniziata con una catechesi di padre Lanfranco sul tema della Speranza, la virtù teologale che ci riporta all’attualità contingente del Giubileo 2025. Ma cos’è per noi cristiani e francescani la Speranza? Nel quesito ci soccorre quanto scritto nel Catechismo della Chiesa Cattolica e da papa Francesco.
Dal CCC - 1817 La speranza è la virtù teologale per la quale desideriamo il regno dei cieli e la vita eterna come nostra felicità, riponendo la nostra fiducia nelle promesse di Cristo e appoggiandoci non sulle nostre forze, ma sull’aiuto della grazia dello Spirito Santo.
1818 La virtù della speranza risponde all’aspirazione alla felicità, che Dio ha posto nel cuore di ogni uomo; essa assume le attese che ispirano le attività degli uomini; le purifica per ordinarle al regno dei cieli; salvaguarda dallo scoraggiamento; sostiene in tutti i momenti di abbandono; dilata il cuore nell’attesa della beatitudine eterna. Lo slancio della speranza preserva dall’egoismo e conduce alla gioia della carità.
Papa Francesco nella Lettera al S.E. Mons. Rino Fisichella per il Giubileo 2025 ci rivolge questa raccomandazione
“… Dobbiamo tenere accesa la fiaccola della speranza che ci è stata donata, e fare di tutto perché ognuno riacquisti la forza e la certezza di guardare al futuro con animo aperto, cuore fiducioso e mente lungimirante.”
La Speranza, dunque, pensata e scritta con queste mie povere parole, è quella forza interiore donataci dallo Spirito Santo e suscitata dal desiderio innato di felicità vera e pura che dimora nel nostro essere fin dal giorno della nostra esistenza che, supportata dalla certezza della Fede in Dio e concretizzata dagli atti quotidiani di Amore (carità), ci sospinge nel cammino della nostra vita terrena presente verso quella futura Eterna.
Il lavoro di gruppo aveva come oggetto il racconto di un episodio della nostra vita in cui il nostro rapporto con Dio ci ha fatto cambiare punto di vista, prospettiva, atteggiamento con noi stessi ed il prossimo e il confronto sulle seguenti domande: “Ci sentiamo liberi nel rapporto con Dio? La vita evangelica alla quale ci sentiamo chiamati, vissuta alla luce dell’esempio di S.Francesco, come ci ha cambiato e come ancora ci plasma giorno dopo giorno?”.
Ognuno di noi ha narrato, all’interno del proprio gruppo, un episodio della propria vita nel quale ha percepito la presenza di Dio, che lo ha toccato, introducendo una prospettiva di Speranza che ha cambiato radicalmente la propria esistenza. E’ stata un’esperienza forte la condivisione di vicende ed aspetti della nostra vita; abbiamo maturato la consapevolezza che dietro lo sguardo sorridente e discreto di molti di noi si celano esperienze di dolore e sofferenza che, nel corso della testimonianza da parte delle nostre sorelle e fratelli abbiamo percepito anche nostre, come membri della medesima fraternità e tralci della stessa Vite.
Penso che tutti noi siamo chiamati e ispirati dall’Alto a percorrere questo nostro cammino francescano, una delle molte strade nel variegato percorso religioso cristiano che conducono all’unica meta: Dio con il Suo Amore infinito e la Sua Pace. Siamo stati scelti da Dio, nella via di Francesco che porta a Lui, perché è presente in noi l’attrazione per i carismi di questo Santo: la semplicità, l’umiltà, la fraternità, la povertà (nelle sue varie accezioni) il rapporto di rispetto e obbedienza alla Chiesa, il rapporto con il creato. Nessuno di noi sarà una copia di Francesco, in quanto ognuno in questa vita dovrà fare la “propria parte” secondo la nostra unicità di uomo/donna creati e voluti da Dio.
Al termine del confronto, un referente nominato per ogni gruppo, ha scritto una preghiera che riassumeva in sintesi i pensieri espressi da ciascun fratello nel precedente lavoro.
L’incontro è proseguito con la Santa Messa celebrata da padre Lanfranco nel Santuario della Madonna dell’Olmo, nel corso della quale sono state presentate le preghiere create da ogni gruppo ed è terminato nella sala del Patronato, con un momento di convivialità fraterna, condividendo le vivande portate da ogni sorella e fratello.
L’incontro volge al termine e prima di ripartire ritorna alla mente la domanda posta da Gesù sul fatto se alla sua venuta troverà la Fede sulla terra. L’interrogativo contiene una verità e uno sprone: è certo che Lui verrà ed è motivo di Speranza per noi che quando verrà troverà ancora viva e fervente la nostra Fede in Lui.
Il nostro obiettivo come cristiani e francescani secolari è quello di far propri interiormente gli insegnamenti ed il pensiero di Gesù nel Vangelo, con la specificità dei carismi del nostro serafico Padre Francesco d’Assisi, per poterli manifestare tramite le nostre opere ed il nostro comportamento nei confronti degli altri, offrendo, con la nostra vita, una testimonianza reale della Sua presenza in questa terra.
Con questa ultima missione, concludo questo mio scritto proponendoVi il pensiero espresso dal beato Josef Mayr-Nusser nell’articolo “Testimoni della Sua gloria” della rivista “Jugendwacht” del 15 gennaio 1938. Josef era un giovane altoatesino, fervente cattolico, nominato nel 1934 presidente della sezione maschile dei giovani di Azione Cattolica della cosiddetta "parte tedesca" dell'Arcidiocesi di Trento; fu condannato a morte per essersi rifiutato di partecipare al giuramento nel reparto SS a cui era stato forzatamente arruolato dopo l’occupazione nazista dell’Alto Adige, in quanto contrario al suo credo cristiano cattolico. E’ morto di stenti e malattia il 24 febbraio 1945 a Erlagen in un treno diretto al campo di concentramento di Dachau.
Questo è il suo invito di allora che resta valido ed attuale anche oggi.
“Dare testimonianza oggi è la nostra unica arma efficace. È un fatto insolito. Né la spada, né la forza, né finanze, né capacità intellettuali, niente di tutto ciò ci è posto come condizione imprescindibile per erigere il regno di Cristo sulla terra. E una cosa ben modesta e allo stesso tempo ben più importante che il Signore ci richiede: dare testimonianza.”
Valter Ceccato - Fraternità OFS Asolo