Roberta R. - una francescana secolare della Fraternità di PD-Arcella - ha potuto partecipare alla particolare Via Crucis "francescana" organizzata dalla Chiesa di Verona il Venerdì Santo 2026 all'Arena di Verona, e presieduta dal Vescovo di Verona mons. Pompili, francescano secolare. Ci segnala la bellezza dell'evento e la profondità dei testi. Riportiamo alcune sue fotografie e video, il link per scaricare il PDF del libretto con i testi, e due articoli della stampa che descrivono l'evento vissuto.
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Tener viva l’arte della pace + Chiamata alla pace 2026
Migliaia di persone in piazza Bra per la quarta edizione di Chiamata alla Pace la Via Crucis diocesana del Venerdì Santo a Verona, che raccoglie credenti e non per riflettere anche sulle vittime di ogni violenza e unire insieme le proprie voci per un mondo più giusto. Quest’anno davanti all’Arena e con lo sguardo rivolto a Francesco d’Assisi, uomo di pace, negli 800 anni dalla sua morte.
Centinaia i giovani che hanno seguito nel vallo seduti per terra; presto riempite le 400 sedie e i gradini di Palazzo Barbieri; una folla in piazza, tra persone che hanno scelto di venire appositamente, chi colto di sorpresa si è fermato a seguire tutto l’evento e chi ha colto l’occasione per assisterne almeno a un momento.
I consacrati delle varie comunità francescane presenti in Diocesi hanno guidato attraverso le quattordici stazioni con i passi biblici; gli attori Lorenzo Zanoletti e Gerardo Placido hanno dato forza ai dialoghi scritti da don Martino Signoretto a partire dalle fonti francescane; molto apprezzato l’aspetto musicale con la guida della band veronese Ra.Dio.Luce e del Coro di Voci bianche di Fondazione Arena di Verona.
Nella riflessione conclusiva il vescovo Domenico Pompili ha sottolineato l’importanza di questa occasione in un tempo di «palesi responsabilità di quanti compiono efferate crudeltà, puntualmente lasciate impunite» e con il pericolo dell’impotenza e dell’indifferenza; per questo «mai come in questo tempo “chiamare alla pace” è diventato urgente, per non cedere alla tentazione di smettere di essere umani. E per capire finalmente perché “la guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando” (Leone XIV). Il punto da esplorare è quanto sia adeguata questa scelta di ritorno alla forza e a chi giovi, soprattutto in una prospettiva a medio e lungo termine, chiedendosi anche come costruire alternative possibili».
Quindi, ha presentato san Francesco come un esempio di chi cerca «alternative a questo tragico stato di cose» e «un segno potente per tutti, credenti e non credenti, in una fase della storia, dove le voci della pace ci sono, e non sono poche: ma sono fragili e inascoltate» spesso messe a tacere da polarizzazioni che «non prevedono dialogo, margine di approfondimento, di ragionevolezza»; l’invito rivolto dal Vescovo a tutti è di diventare protagonisti di «gesti di rottura benefica» che non risolvono tutto ma fanno accadere che l’altro possa essere ritenuto un fratello, come nel caso del Sultano per Francesco.
Infine, prima di augurare una buona Pasqua come passaggio dalla morte alla vita, ha invitato a far proprie le tragiche parole di Primo Levi, poste come premessa di Se questo è un uomo: A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi, come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager.
Un particolare grazie va anche a Croce Verde, Ministri dell’Accoglienza, Ordine di Malta, Telepace, Verona Fedele, MeQuadro Service, Studio Salvetti, Enrico Garnero, SPAIE srl, Black Shadows Group, Cooperativa il Samaritano.
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San Francesco, profeta di pace, anima la Via Crucis in piazza Bra
Affollato il vallo dell’Arena, fedeli in piedi e anche seduti sui gradini del Municipio. Negli arcovoli religiosi e attori.
All’esterno dell’Arena, distribuiti su uno spicchio del vallo, ma anche in piedi fino ai giardini. E poi seduti sulle gradinate del Municipio, a poco a poco migliaia di fedeli si sono riuniti per la via Crucis.
Erano lì, seduti e in piedi già ben prima delle 20.45 ma poi a religiosi e laici si sono uniti turisti stranieri, famiglie che a Verona sono arrivate per trascorrere le vacanze di Pasqua. E quando Lorenzo Zanoletti, l’attore al quale era affidato il ruolo di Francesco, il santo di cui ricorrono gli ottocento anni della morte, ha iniziato a parlare da uno degli arcovoli, improvvisato palcoscenico per la preghiera corale e per narrare le stazioni della via Crucis, nella piazza è sceso il silenzio, come se tra chi passeggiava e cenava sul Liston e quella fetta di vallo occupata da chi celebrava il venerdì Santo ci fosse un vetro.
Francesco e i dialoghi con il padre e con le altre figure, interpretate da Gerardo Placido, minuto dopo minuto la celebrazione ha preso vita in uno scenario unico, l’anfiteatro illuminato, l’accompagnamento musicale affidato alla voce di Rachele Consolini di Ra.Dio.Luce e al coro delle voci bianche hanno creato un’atmosfera unica. Quasi isolata dal resto, accomunata dalla fede e dal desiderio di preghiera, di raccoglimento. Di pace.
La chiamata - Quella «chiamata» che ora come non mai prima necessita di coesione, come ha ricordato il vescovo Domenico Pompili: «Negli ultimi quattro anni ci hanno abituato a rassegnarci a palesi responsabilità di quanti compiono efferate crudeltà, puntualmente lasciate impunite. Il pericolo che corriamo è il passaggio dal diffuso senso di impotenza a un più pericoloso senso di indifferenza, fino a spostare l’attenzione altrove. Mai come in questo tempo “chiamare alla pace” è diventato urgente, per non cedere alla tentazione di smettere di essere umani».
Ha citato il discorso fatto da papa Leone XIV al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede: «In cerca di alternative a questo tragico stato di cose stasera ci siamo lasciati ispirare da Francesco di Assisi, un segno potente per tutti, credenti e non credenti».
Quindi l’invito: «Parlare di pace significa parlare anche di giustizia. Quanto fatto da lui possiamo e dobbiamo farlo anche noi con gesti di rottura benefica, come criticare apertamente e coraggiosamente ogni potere che vende e sacrifica le vite; come condividere il lamento altrui come se riguardasse la nostra stessa esistenza; come dare retta ai sogni che vengono da un immaginario del mondo differente, nel nome della pace e della giustizia». Una «Pasqua per passare dal Lager alla pace, dalla morte alla vita».
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