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04 aprile 2026

Lettera degli Assistenti regionali per la Santa Pasqua 2026

Padova, 31 marzo 2026

Lettera ai Fratelli e Sorelle e Assistenti dell’O.F.S. del Veneto 
in occasione della Solennità della Santa Pasqua di Resurrezione 2026

Carissimi fratelli e sorelle dell’Ordine Francescano Secolare, il Signore vi dia Pace!

In questa Santa Pasqua, il nostro augurio si fa canto di lode e memoria viva. 

Come fraternità regionale intera ci accostiamo idealmente al Sepolcro vuoto con il cuore ricolmo di quella speranza che san Francesco d’Assisi ha saputo incarnare in ogni istante della sua vita, fino al suo “Transito”.

Quest’anno – come ben noto – il nostro cammino pasquale è illuminato da una ricorrenza straordinaria: l’Ottavo Centenario della morte di San Francesco (1226-2026). Potrebbe sembrare paradossale celebrare la morte proprio nel giorno della Risurrezione, ma per noi francescani il passaggio di Francesco non è stato un tramonto, bensì l’aurora della sua vera vita in Dio.

Francesco ha vissuto la sua morte come un evento pasquale: ha abbracciato “Sora nostra Morte corporale” non con timore, ma con la libertà di chi ha già vinto il mondo amando il Crocifisso. Francesco ha voluto anche “ritualizzare” il suo momento di accoglienza di “Sorella Morte” come ci narra san Bonaventura nella sua Legenda Major (FF 1237ss): 

«L’uomo a Dio carissimo comandò che gli portassero il libro dei Vangeli e chiese che gli leggessero il passo di Giovanni, che incomincia: «Prima della festa di Pasqua...» (Gv 13,1). Egli poi, come poté, proruppe nell’esclamazione del salmo: «Con la mia voce al Signore io grido, con la mia voce il Signore io supplico» (Sal 141) e lo recitò fino al versetto finale: «Mi attendono – disse – i giusti, per il momento in cui mi darai la ricompensa». Quando infine si furono compiuti in lui tutti i misteri, quell’anima santissima, sciolta dal corpo, fu sommersa nell’abisso della chiarità divina e l’uomo beato si addormentò nel Signore».

Egli ci insegna che la Pasqua non è un evento del passato, ma una trasformazione che avviene oggi, quando accettiamo di “morire” al nostro egoismo, ai nostri peccati, per risorgere nella carità. 

Il Centenario che stiamo vivendo attraverso tante iniziative ci chiama a rinnovare la nostra promessa di vita evangelica: come Francesco ha portato nel suo corpo i segni della Passione (le Stimmate) per giungere alla gloria della Risurrezione, così noi siamo chiamati a essere segni di speranza nelle terre del nostro Veneto, spesso ferite da solitudini e indifferenza.

Seguendo il suo “ultimo, piccolo testamento” ricordato da san Bonaventura sempre nella sua Legenda Major (FF 1239):

Così disteso sulla terra, dopo aver deposto la veste di sacco, [Francesco] sollevò la faccia al cielo, secondo la sua abitudine, totalmente intento a quella gloria celeste, mentre con la mano sinistra copriva la ferita del fianco destro perché non si vedesse. E disse ai frati: «Io ho fatto la mia parte; la vostra, Cristo ve la insegni».

Che questa Pasqua sia per te, per la tua famiglia e per la tua fraternità locale, un tempo di spogliazione e di rinascita. 

Francesco, nudo sulla nuda terra, ci ha mostrato che solo chi perde tutto per amore trova il Tutto che è Dio. 

Possa la gioia del Risorto travolgere ogni stanchezza e ridare vigore al nostro servizio nel mondo, affinché ogni gesto quotidiano profumi di Vangelo.

Buona Pasqua di Risurrezione, sulle orme del Poverello, nella gioia di appartenere a questa grande famiglia che cammina insieme verso la Luce.

Il Signore vi dia pace.

Fraternamente,
i vostri Assistenti regionali
fra Stefano M., fra Luigi D. e fra Andrea V.

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