Raccogliamo la testimonianza di Vittorino Peron (Fraternità San Giorgio delle Pertiche PD) al termine della sua esperienza di pellegrino (presentata qua a tutti) accompagnato e accompagnando san Francesco.
Mettersi in cammino è tipico di chi va alla ricerca del senso della vita. Il pellegrinaggio a piedi favorisce la riscoperta del valore del silenzio, della fatica, dell’essenzialità.
Scegliere di mettersi in cammino nell’Anno giubilare Francescano significa riscoprire la semplicità e il valore della fraternità con gli altri e il Creato, lasciando che ogni passo diventi un gesto di attenzione verso sé stessi, gli altri e il mondo, nello spirito di Francesco d'Assisi.
Una cara sorella in un incontro ci ha regalato un “avverbio” che è: "NONOSTANTE". Una parola che ho cercato di vestire, di fare mia: un pellegrinaggio è un’occasione personale per mettersi in discussione, in ricerca, in ascolto, a disposizione.
Un camminare con le tue incertezze, alla ricerca di un Qualcosa (o Qualcuno?) che già abbiamo in noi, ma con difficoltà ce ne rendiamo conto. Qui entra a gamba tesa la parolina che citavo prima, nonostante il buio, nonostante la fatica, nonostante l’incertezza della via, nonostante il dolore, il sudore, la salita, le deviazioni, nella preghiera del passo dopo passo trovi la tua pace, quel contatto, quel soffio di Pace che nella caotica vita di tutti i giorni non si riesce a percepire.
In questo andare verso una meta che mi ero prefissato, ero accompagnato da una piccola ma preziosissima (per me, ma penso per tutti!) reliquia di San Francesco.
Ho scritto in un messaggio “un macigno da portare con me che però mi dava una leggerezza disarmante”. La reliquia ha dato gioia nelle celebrazioni con le fraternità che mi hanno ospitato lungo il percorso: la fraternità di Gambellara, di Verona-Tempio Votivo, e con la bella accoglienza all’arrivo alla Madonna Della Corona con monsignor Gino Zampieri. Lui ha raccolto la testimonianza portandola assieme alla Reliquia sull’Altare sottolineando l’amore di Francesco per Maria ma anche in particolare per gli ultimi gli emarginati i sofferenti come esempio da seguire, spronando le nostre fraternità ad essere testimoni umili e credibili.
Ringrazio il mio Parroco don Lorenzo Biasion che mi ha dato la possibilità di portare con me la reliquia custodita nella nostra parrocchia, don Giuseppe della Parrocchia di Gambellara i Padri del tempio Votivo di Verona, monsignor Gino per le sue parole.
L’arrivo al Santuario non significa essere arrivati, è solo un tracciare una piccola ma profonda linea nel cuore per una nuova partenza. Francesco è nei nostri passi per indicarci che la vera via dell’amore è Gesù. Non siamo soli: è che troppo spesso non ce ne rendiamo conto. Il cammino, la preghiera riducono drasticamente le distanze limite del nostro IO affidandoci a Dio.
E, proprio come fece san Francesco, a chi altri rivolgerci e affidarci se non a Dio, nella fatica del passo dopo passo per sentirlo vicino, Lui cammina con me con noi, diamo testimonianza.
Vittorino, Consigliere regionale