Appena entrati, dopo le formalità di sicurezza, si sono aperte per noi le porte del carcere.
Mentre entravamo mi è venuto in mente Dante Alighieri, quando all’ingresso dell’inferno dice che sulla porta era scritto "Lasciate ogni speranza, o voi che entrate". Ma subito dopo, nel mio cuore si è fatta strada la parola del Vangelo di Matteo: “Ero in carcere e siete venuti a trovarmi” (Matteo 25,36).
Non eravamo lì per sentirci migliori degli altri, ma perché il Signore stesso ha voluto identificarsi con i carcerati, insegnando ai suoi discepoli che servire i più piccoli, è servire Lui.
Siamo stati condotti in un ambiente grande e caldo dove abbiamo partecipato alla Santa Messa animata dal canto di alcuni carcerati. Il Cappellano delle carceri prendendo spunto dalla prima lettura, ha sottolineato che l’invito del Signore ad Abramo di lasciare la sua terra, è un invito rivolto anche a noi oggi, a scendere in profondità nel proprio cuore per comprendere la volontà del Signore.
Terminata la Messa, c’è stato un bel momento di condivisione con alcuni carcerati sul tema della presunzione.
È stata un’esperienza autentica che ci ha arricchiti tutti; alla fine è stato detto ad alcuni carcerati che, una volta che si saranno chiuse le porte del carcere dietro a loro, si apriranno le porte dell’OFS.
Qualcuno con gli occhi lucidi ha detto che ci contava.
una sorella della fraternità
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