Signore com'è bello non andiamo via...
Poi, sono salita in treno, mi sono accomodata e ho deciso di ascoltare il podcast sul Vangelo di fra Stefano e di pregare con lui la decina del Rosario del giovedì (era venerdì, ma poco cambia!). Immediatamente tutto è stato sereno. Da lì in poi solo gioia e serenità. Finalmente mi sono affidata!
Quando alle 17:30 mi sono presentata al punto di incontro e ho trovato quello spirito francescano di fratellanza, quell'atteggiamento di accoglienza e poi, alla Porziuncola, solo noi, i lumini accesi, il pensiero a Maria e a Francesco che sempre a lei si è affidato.
Già dal sabato mattina il sottofondo al mio pensiero era: "Signore com'è bello non andiamo via..."
Come gli apostoli anche io, anche noi (penso di poter dire a nome di molti, se non di tutti) avremmo voluto dire, quando tutti insieme ci siamo ritrovati, dopo un giorno e mezzo di intense attività e di discernimento: "Signore com'è bello non andiamo via" (Luca Piras mi ha detto: "Mi dispiace ma non abbiamo le tende per tutti!).
Tanti momenti emozionanti, tante parole ricche di stimoli, suggerimenti, consigli; tante esperienze di vita, di Fede, illuminanti e consolanti. Bene, adesso allora forse come agli apostoli, il Vangelo ci spinge, ci manda, ci invita a capire qual è la nostra strada.
| chi scrive è la prima in basso a dx ... e notate il nome della via !! |
È difficile rimettere insieme tutte le "cose" che queste tre parole racchiudono.
Ritrovarsi in tanti fratelli e sorelle che stanno iniziando lo stesso cammino: 115 da tutte le regioni d'Italia! Alzandoci, a gruppi, abbiamo disegnato, metaforicamente, il desiderio di vivere in Cristo che Francesco da 800 anni suscita in Italia (raduno nazionale). Abbiamo condiviso la sensazione che è nata, in ciascuno di noi, sentendo e vivendo una fratellanza che ha dell'incredibile, o forse no, è credibile perché, come ci ha detto fra Giuseppe, nasce dall'essere tutti figli di Dio ma di più, dal desiderio di esserlo e di viverlo nel rispetto di ciascuno, senza presunzione, senza sopraffazioni, da fratelli, da pari. È nato subito quel sentimento che Alberto ci ha esplicitato: che cosa fanno i francescani? Fraternità!
E poi? Poi la portano agli altri! Cosa ci viene chiesto? Quello che Gesù chiede a tutti i cristiani: di essere luce, di essere sale! Con il battesimo abbiamo ricevuto una luce, una fiammella delicata, che va tenuta accesa, fatta crescere e non nascosta "sotto il moggio". Ecco, tutto si è combinato in modo perfetto. Perfino la Liturgia della parola domenicale sembrava scelta per noi, per noi che eravamo lì, tutti tesi alla ricerca di qualcosa, di una risposta, di un mandato, di una spinta speciale, alla ricerca di quella voce speciale che ci dia la certezza di essere chiamati, proprio noi, a vivere alla sequela di Cristo con una guida speciale, con quell'atteggiamento speciale che ha caratterizzato la vita e gli insegnamenti di Francesco.
Eravamo (forse a tratti siamo) tutte/i timorose/i, come facciamo a capire se siamo veramente chiamati? Se è proprio questa la nostra vocazione? Ed ecco allora a darci le risposte le testimonianze: suor Teresina, il Ministro e la Vice ministra nazionali. E le parole di fra Carlo: il passo dell'annunciazione si conclude con "...e l'angelo si partì da lei."; "fine degli effetti speciali!".
Dopo aver ricevuto l'annuncio dell'Angelo, Maria chiede spiegazione, l'angelo le risponde e, a quel punto, Maria decide di fidarsi. Ecco è da lì che comincia la meraviglia della vita di Maria che è vita, come la nostra, cioè senza effetti speciali, Maria si affida capisce che se Dio le ha chiesto questo, Dio è con lei. E questo affidarsi che anche noi dobbiamo imparare, anche noi dobbiamo capire, dobbiamo affidarci per essere liberi, per sentirci liberi di vivere secondo il nostro carisma, la nostra chiamata.
Diventare, con gioia e in fratellanza, a fianco dei frati e delle suore, i rami e i germogli di quell'albero che ha le radici in Dio e il tronco in Francesco. Allora, sì, era bello stare insieme lì, ma adesso è il tempo di andare, di tornare nelle nostre fraternità, alle nostre vite, ai nostri lavori. Provare, con fatica, certo, ma con il sorriso, a incarnare le tre parole che caratterizzano il modo francescano di vivere il Vangelo e che mi sono risuonate nel cuore in questi tre giorni: affidarsi, minorità e relazioni.
Grazie al Consiglio della fraternità del Sacro Cuore che mi ha inviata, al Consiglio Nazionale che mi ha guidata, agli assistenti che hanno trovato le parole forti e giuste da dire, alla testimonianza serena e appagata della Clarissa e soprattutto a tutte le sorelle e a tutti i fratelli che, con trasporto e spirito di condivisione hanno fatto con me questo piccolo ma intenso pezzetto di strada!
Giovanna
Fraternità di Mestre-Sacro Cuore