Lettera ai Fratelli e Sorelle e Assistenti dell’O.F.S. del Veneto in occasione della Festa del “Perdon d’Assisi”, 1-2 agosto 2025
Carissimi fratelli e sorelle e Assistenti dell’Ordine Francescano Secolare del Veneto, “pace e bene” a tutti voi!
Mentre ci avviciniamo al 1° e 2 agosto, giorni nei quali la Chiesa e la Famiglia Francescana celebrano il dono immenso del Perdon d’Assisi, desideriamo invitarvi a vivere questo appuntamento con cuore aperto, spirito rinnovato, stupore per le grazie che tale evento sa suscitare nei nostri cuori e anime.
Il 2025 è un anno di grazia davvero speciale: non solo siamo immersi nel Giubileo della Chiesa universale, ma celebriamo anche gli 800 anni del Cantico delle Creature, testo luminoso in cui San Francesco ci insegna a lodare Dio contemplando il creato con occhi purificati dall’amore e dal perdono. È proprio al termine del Cantico che il Poverello inserisce un invito alla riconciliazione fraterna, segno che la lode a Dio trova compimento nel perdono reciproco: «Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione. Beati quelli che ‘l sosterrano in pace, ca da te, Altissimo, sirano incoronati».
Nelle chiese francescane e parrocchiali di tutta Italia – e anche nelle nostra amata regione – tanti pellegrini e devoti si metteranno in cammino per ricevere l’indulgenza della Porziuncola. Vi invitiamo non solo a partecipare attivamente come fraternità locali, ma anche a essere testimoni di misericordia, aprendo le porte delle vostre fraternità, offrendo accoglienza, ascolto e testimonianza viva del carisma francescano. Anche se il tempo estivo talvolta ci disperde un po’, l’animazione delle fraternità OFS in questa festa può diventare un motivo di conoscenza della nostra realtà fraterna. Potrebbe essere anche l’occasione per la visita ad uno dei Monasteri delle sorelle Clarisse, per vivere insieme la preghiera nella festa.
Ricordiamo che, per ottenere l’indulgenza plenaria per sé o per un defunto, è necessario:
- Visita, entro il tempo prescritto, a una chiesa francescana, cattedrale o Parrocchiale o ad altra che ne abbia l’indulto e recita del “Padre Nostro” (per riaffermare la propria dignità di figli di Dio, ricevuta nel Battesimo) e del “Credo” (con cui si rinnova la propria professione di fede).
- Confessione Sacramentale per essere in Grazia di Dio (negli otto giorni precedenti o seguenti).
- Partecipazione alla Santa Messa e Comunione Eucaristica.
- Una preghiera secondo le intenzioni del Papa (almeno un “Padre Nostro” e un’Ave Maria” o altre preghiere a scelta), per riaffermare la propria appartenenza alla Chie-sa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice.
- Disposizione d’animo che escluda ogni affetto al peccato, anche veniale.
Il Perdono di Assisi è più di una pratica devozionale: è una vera esperienza di grazia, che nasce dalla richiesta di San Francesco ed è radicata nella misericordia del Padre, nella mediazione della Vergine Maria e nel sacrificio del Cristo Crocifisso (in questi giorni possiamo rileggere il famoso “Diploma di Teobaldo” nelle nostre Fonti Francescane, n. 3391ss).
Nel 2016, in occasione degli 800 anni del Perdono di Assisi, Papa Francesco ci ricordava che questo dono “continua a generare paradiso” e che il mondo ha un urgente bisogno di perdono, oggi più che mai. Come francescani secolari, siamo chiamati a farci strumenti di riconciliazione nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nelle parrocchie, nel dialogo con chi è lontano o ferito.
In questo tempo giubilare, chiediamo a San Francesco che interceda per noi, perché non smettiamo mai di essere umili segni di perdono e strumenti di pace.
Con amicizia fraterna, vi benediciamo in Cristo e in San Francesco; vi incoraggiamo a vivere con intensità spirituale questa occasione e a condividerla con generosità.
Il Signore vi dia pace.
Padova, 19 luglio 2025
Fraternamente, i vostri Assistenti regionali fra Andrea V., fra Mario R. e fra Stefano M.
APPENDICE
L’INDULGENZA: che cosa è? - I peccati non solo distruggono o feriscono la comunione con Dio, ma compromettono anche l’equilibrio interiore della persona e il suo ordinato rapporto con le creature. Per un risanamento totale, non occorrono solo il pentimento e la remissione delle colpe, ma anche una riparazione del disordine provocato, che di solito continua a sussistere. In questo impegno di purificazione il penitente non è isolato. Si trova inserito in un mistero di solidarietà, per cui la santità di Cristo e dei santi giova anche a lui. Dio gli comunica le grazie da altri meritate con l’immenso valore della loro esistenza, per rendere più rapida ed efficace la sua riparazione. La Chiesa ha sempre esortato i fedeli a offrire preghiere, opere buone e sofferenze come intercessione per i peccatori e suffragio per i defunti.
Nei primi secoli i Vescovi riducevano ai penitenti la durata e il rigore della penitenza pubblica per intercessione dei testimoni della fede sopravvissuti ai supplizi. Progressivamente è cresciuta la consapevolezza che il potere di legare e sciogliere, ricevuto dal Signore, include la facoltà di liberare i penitenti anche dei residui lasciati dai peccati già perdonati, applicando loro i meriti di Cristo e dei santi, in modo da ottenere la grazia di una fervente carità. I pastori concedono tale beneficio a chi ha le dovute disposizioni interiori e compie alcuni atti prescritti. Questo loro intervento nel cammino penitenziale è la concessione dell’indulgenza. (C.E.I. - Catechismo degli adulti, n. 710)
COME SAN FRANCESCO CHIESE ED OTTENNE L’INDULGENZA DEL PERDONO - Una notte dell’anno del Signore 1216, Francesco era immerso nella preghiera e nella contemplazione nella chiesetta della Porziuncola, quando improvvisamente dilagò nella chiesina una vivissima luce e Francesco vide sopra l’altare il Cristo rivestito di luce e alla sua destra la sua Madre Santissima, circondati da una moltitudine di Angeli. Francesco adorò in silenzio con la faccia a terra il suo Signore! Gli chiesero allora che cosa desiderasse per la salvezza delle anime. La risposta di Francesco fu immediata: “Signore, benché io sia misero e peccatore, ti prego che a tutti quanti, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, conceda ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe”. “Quello che tu chiedi, o frate Francesco, è grande - gli disse il Signore -, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio Vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza”.
E Francesco si presentò subito al Pontefice Onorio III che in quei giorni si trovava a Perugia e con candore gli raccontò la visione avuta. Il Papa lo ascoltò con attenzione e dopo qualche difficoltà dette la sua approvazione. Poi disse: “Per quanti anni vuoi questa indulgenza?”. Francesco scattando rispose: “Padre Santo, non domando anni, ma anime”. E felice si avviò verso la porta, ma il Pontefice lo chiamò: “Come, non vuoi nessun documento?”. E Francesco: “Santo Padre, a me basta la vostra parola! Se questa indulgenza è opera di Dio, Egli penserà a manifestare l’opera sua; io non ho bisogno di alcun documento: questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il notaio e gli Angeli i testimoni”. E qualche giorno più tardi, insieme ai Vescovi dell’Umbria, al popolo convenuto alla Porziuncola, disse tra le lacrime: “Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!”.
